Inchiodate porte e finestre, incendiata la casa: invalidi rischiano di bruciare vivi

Inchiodate porte e finestre, incendiata la casa: invalidi rischiano di bruciare vivi

Vittorio Bertele’ a nome del Gruppo i.c.a.i.* 1 Gianni Tognoni a nome del Gruppo i.c.a.i.*1

L’ipotesi di uno studio multicentrico su vasta scala rispetto alla possibilità di intervento farmacologico nella fase più avanzata della ischemia periferica (ischemia cronica critica degli arti inferiori, ICAI) è nata, qualche anno fa, attorno a tre elementi principali:

constatazione autorevole (Consensus Conference Europea del 1991) (1) che una patologia clinicamente grave ed epidemiologicamente rilevante è orfana;

esistenza di una serie di ipotesi farmacologiche (2,3) in un certo senso esemplari della ÇincertezzaÈ che deve essere all’origine di una sperimentazione clinica;

interesse a creare una vasta rete di ricerca in un settore assistenziale, che non ha (né in Italia né fuori) una tradizione collaborativa nel campo della sperimentazione controllata e che è caratterizzato da una situazione organizzativa fortemente eterogenea in termini di disponibilità-accessibilità di risorse e competenze (4).

Le tappe del percorso allora iniziato (v. in appendice i protagonisti) sembrano potersi configurare come una sintesi completa (e in un certo senso esemplare) di un percorso di ricerca: si sono via via incontrati e affrontati (nella fase di pianificazione, e quando ci si è confrontati con i risultati) molti dei nodi metodologici e culturali che hanno caratterizzato il dibattito sulle condizioni più appropriate per condurre una sperimentazione clinica. Questa doveva essere nello stesso tempo scientificamente affidabile e condotta con criteri metodologici che non la allontanassero troppo dalle condizioni cliniche correnti. I risultati clinici ottenuti dal trial appaiono in questo senso utilmente, e (per alcuni aspetti) necessariamente, da integrare con quelli epidemiologici/metodologici e culturali, che sono via via emersi dalle diverse tappe in cui si è articolato il cammino. Sia nei risultati finali sia in quelli intermedi, è importante quindi ricollocare il singolo dato nella storia che lo ha generato, e nell’ipotesi che ne ha suggerito la raccolta: ciò permette (questo almeno è l’obiettivo di questo rapporto) di avere una comprensione più adeguata del significato (possibilità, limiti, criteri di uso) dei risultati finali, e delle prospettive (ancora una volta metodologiche e pratiche) che ne derivano. Il testo è ridotto al minimo in quanto serve solo ad applicare la continuità (e le motivazioni) delle scelte-ipotesi che hanno ispirato i diversi “capitoli” della storia ed in questo senso a ritrovare nodi e fili (anche i titoli dei capitoli vorrebbero essere parte integrante, non minore) della proposta di ricostruzione-riconoscimento, e possibilmente condivisione della logica (più che della materialità) del percorso.

1 Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, Milano.

1 Vedi elenco in appendice